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Evidenza Homepage - 10 Aprile 2019

Il presidente Andreoli: “Solo chi soffre sa gustare la vittoria”

OFFAGNA – Forse per qualcuno può sembrare eccessivo tanto entusiasmo semplicemente per due vittorie in campionato, quelle cioè riportate rispettivamente dalla squadra Allievi e Giovanissimi sabato e domenica scorsi.

Due vittorie diverse. Quella Allievi ha rappresentato infatti una prova di maturità e compattezza espugnando il campo della seconda in classifica Loreto, quella dei Giovanissimi è invece il premio alla tenacia perché rappresenta la prima vittoria dopo una lunga striscia di sconfitte e qualche pareggio. Entrambe però sono accomunate da uno stesso filo rosso: la vittoria del gruppo, dell’umiltà, dell’amicizia.

Noi siamo una società piccola e nata da pochi anni. Ci scontriamo con tanti limiti e tante difficoltà: economiche, di numeri, logistiche. Chi viene a giocare con noi sa che difficilmente farà campionati di vertice e che qui c’è da soffrire, masticare amaro e a volte assaggiare il gusto amaro della polvere.

Ma la doppia vittoria dello scorso fine settimana dice a tutti noi, ai ragazzi, ai dirigenti, ai genitori che una cosa è vincere e una cosa è saper gustare il sapore della vittoria. E questo è molto importante specie nel contesto sociale moderno basato solo sui risultati e sul tutto e subito. Saper apprezzare il gusto di una vittoria attesa e cercata per mesi è un grande valore educativo prima ancora che sportivo.

Il presidente in un selfie domenica al campo di Offagna con alcuni tesserati festanti

Vincere è una questione di numeri, classifiche…. Per farlo, spesso basta mettere insieme qualche bravo giocatore ed è facile per chi ha grandi numeri a disposizione.  Quello che spesso dico invece ai nostri ragazzi è che è molto più importante imparare a soffrire. Perché solo chi impara a farlo saprà gustare il sapore della vittoria. Solo chi impara a gestire la sconfitta è capace di rialzarsi. Solo chi non molla mai nonostante le difficoltà ha la speranza di costruire qualcosa. Nel calcio ma soprattutto nella vita. Questo è quello che cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi e non è facile perché il mondo in cui vivono parla solo di vittoria, di successo, facendo passare in secondo piano l’aspetto del sacrificio. Bisogna imparare a soffrire senza mollare, continuare ad allenarsi anche dopo aver perso 9 a 0, esserci sempre, credere nel gruppo.

Il calcio come lo sport diventa allora una metafora e una palestra di vita dove formare il carattere, insegnare valori, vivere e crescere nell’amicizia, imparare a soffrire insieme per aiutarsi e dove alla fine, la vittoria per una partita, dà tanta gioia e soddisfazione quanto la vittoria di un campionato.

Per chi è abituato a vincere sempre questi discorsi possono sembrare assurdi ma come presidente io oggi sono orgoglioso di questi ragazzi che non hanno mollato mai nonostante le batoste e che hanno imparato a soffrire per gioire insieme. Non è la striscia di risultati ciò che li rende grandi ma ciò che ciascuno di essi si porta dentro e si porterà magari anche da adulto nella vita grazie a queste esperienze sportive.

Queste piccole grandi vittorie sono il premio meritato alla loro costanza ma soprattutto alla loro voglia di restare insieme nonostante tutto. E un plauso speciale lo rivolgo anche ai nostri mister. Perché è facile allenare squadre vincenti, ma molto più delicato è gestire gruppi di adolescenti tenendoli insieme anche quando non sempre arrivano le vittorie.

Gianluca Cariddi

Chiudo con un piccolo aneddoto che vede protagonista proprio uno dei nostri ragazzi. Di solito non faccio nomi ma stavolta mi permetto un’eccezione. Si tratta di Gianluca Cariddi classe 2003 che domenica è stato autore di una doppietta. Due anni fa, quando a settembre eravamo con i numeri talmente risicati da rischiare di non poter iscrivere la squadra, abbiamo incontrato i ragazzi prospettando loro due possibilità: non iscrivere la squadra e quindi lasciarli liberi di tesserarsi con altre società limitrofe oppure tesserarci ugualmente con il rischio di essere spesso in emergenza numerica e, conseguentemente, andare incontro anche a qualche sconfitta di troppo. Ricordo che fu proprio Gianluca, che allora aveva 14 anni a dirmi: “io preferisco restare qui e vincere magari anche solo una partita ma con questo gruppo di amici, piuttosto che vincere il campionato ma dover andare in un’altra squadra”. Queste parole ci diedero a tutti noi il coraggio di continuare e oggi siamo qui a celebrare questo piccolo traguardo e Gianluca a festeggiare una splendida doppietta .

Per quanto mi riguarda sono queste le soddisfazioni più grandi, così come vederli gioire come li ho visti questo weekend. Ripaga anche noi dirigenti di tutti e tanti sacrifici fatti.
Grazie ragazzi perché le vostre emozioni sono contagiose.

Il presidente della Giovane Offagna San Biagio Anconitana, Alessandro Andreoli

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